• In totale c’è 1 utente connesso :: 0 iscritti, 0 nascosti e 1 ospite (basato sugli utenti attivi negli ultimi 5 minuti)
  • Record di utenti connessi: 182 registrato il 28 aprile 2016, 21:09
  • Visitano il forum: Nessuno e 1 ospite

Salve Anonymous !


Benvenuto sul Forum di Archeologia. L'Archeologia in rete: il passato a portata di mouse! La comunità online degli archeologi italiani e di tutti gli appassionati d'antichità. Unisciti a noi, l'iscrizione è veloce e gratuita, non mancare!
 

Forum Archeologia Sottoscrivi i nostri aggiornamenti RSS  Condividi  

Dallo scavo alla rete, oltre il web 2.0.
Questo forum di archeologia vuole essere il punto di riferimento per gli archeologi e gli appassionati della materia. Una comunità aperta, indipendente, fatta dagli archeologi per gli archeologi, secondo il principio della condivisione libera. Unisciti e porta il tuo contributo per accrescere i contenuti della piattaforma ed arricchire le tue conoscenze!

Antica Roma

Riflessioni sul patrimonio culturale di Roma antica

L'Urbs per eccellenza del mondo antico

Riflessioni sul patrimonio culturale di Roma antica

Postda FRANCIS » 27 novembre 2011, 14:40

Cari Amici del forum,

in questi ultimi tempi più volte abbiamo sentito nei vari telegiornali notizie inerenti il sito archeologico di Pompei, ovvero la straordinaria città antica per millenni custodita dalle ceneri del Vulcano.

In altre circostanze ho espresso la mia opinione circa la scarsa considerazione che molti hanno in merito al nostro patrimonio artistico e culturale. Non volendomi ripetere, desidero porgere soltano alla vostra attenzione una semplice riflessione: noi tutti che amiamo la storia delle pietre, delle splendide vestigia che ancora ci stupiscono per la loro grandiosità, vorremmo semplicemente che coloro che sono preposti alla conservazione di queste meraviglie siano realmente persone valide, competenti, capaci, ovvero pienamente consapevoli del loro ruolo di presidio contro lo scempio, l'oblio, la negazione del nostro passato.

Per molti versi i ripetuti crolli, verificatisi anche recentemente, nel sito di Pompei sembrano essere una rappresentazione del periodo conflittuale che stiamo vivendo, nel quale l'indignazione dei cittadini è prova di una sorta di stanchezza e rassegnazione per le tante questioni aperte che, troppo spesso, ci vedono soltanto inermi spettatori.

Qualcuno in passato scrisse che un Paese senza un proprio passato è un Paese senza un reale futuro, poiché è la mancanza stessa di una memoria a condannare l'intera collettività all'inerzia, ad una desolante ed imbarbarita volgarità. Ebbene: siamo forse divenuti noi stessi i nuovi barbari?! Abbiamo, forse, raggiunto colpevolmente il punto di non ritorno?! Ed inoltre, aggiungo con preoccupazione, ne siamo almeno consapevoli?!

Il pensiero argomentato o, ancor più, l'interrogativo conclusivo non esprimono altro che una personalissima opionione. Sono comunque graditi contributi alla discussione. Ogni nuovo pensiero può indurre inevitabilmente a nuove valutazioni.

Saluti,

Francis
"Cogito ergo sum"
Cartesio
FRANCIS
Oplita
Oplita
 
Posts: 58
Iscritto il: 3 ottobre 2011, 11:03

Re: Riflessioni sul patrimonio culturale di Roma antica

Postda Simone82 » 27 novembre 2011, 19:17

A mio modo di vedere, la situazione va vista da tre punti di vista differenti: quello amministrativo, quello accademico, quello turistico.

Dal punto di vista amministrativo, ci indignamo di ciò che avviene a Pompei, sito unico al mondo, ma altrettanto unici sono i siti di Paestum e Sibari, e sebbene non vi siano crolli, altri problemi affliggono le due aree, tra inondazioni, incapacità di fare progetti che li tengano all'asciutto (nel caso calabrese), oppure semplice incuria nel presentare in modo degno un sito. Pensiamo ai musei di Volterra o di Firenze, di cui proprio in questo forum se ne è denunciata in passato la vergogna. Inoltre c'è anche una difficoltà a rapportarsi con il pubblico: l'archeologia è vissuta come una pedante burocrazia che intralcia l'innovazione e crea disagi ai cittadini, e molte poche volte viene vista come una grande opportunità di crescita culturale ed economica (con il turismo). E questo lo si deve soprattutto a chi per anni ha valutato il patrimonio culturale come fosse un corpo a se stante, che solo e soltanto il pubblico può curare, con una ideologia statalista che si stenta a superare.

Dal punto di vista accademico, si pensa solo a studiare ma non a creare figure che sappiamo anche amministrare. Con il risultato che poi si gestiscono i problemi nell'emergenza con figure si manageriali ma con nessuna competenza culturale. Per altro si studia soltanto ciò che poi fa notizia e che richiama l'attenzione scientifica. Eppure, siti archeologici che si sono rivelati nel tempo di eccezionale rilevanza storica vengono studiati soltanto da dilettanti locali (termine che non vuole essere squalificante ma solo segnalare la differenza tra chi pratica la storia per passione e chi lo fa per professione), rimanendo nell'oblio per decenni (il caso del Caput Aquae dell'acquedotto di Traiano è recente e lampante). Proprio in questo forum è stata recentemente posta l'attenzione sul "commercio post-antico", un tema di cui in effetti si parla davvero poco, eppure potrebbe risultare fondamentale per comprendere certe dinamiche che nel corso del medioevo hanno costruito la nostra società attuale.

Dal punto di vista turistico, le risorse sono eccessivamente concentrate: nonostante lo sforzo degli amministratori locali di creare flussi turistici differenziati e variegati, permane la difficoltà di far emergere nei grandi flussi internazionali siti che non siano le solite città di Firenze, Roma, Venezia e poche altre realtà. Così, alla fine, quanti cittadini conoscono realmente ciò che è presente nel proprio territorio? Quelli che lo sanno, soprattutto in certe zone del Paese, saccheggiano questo patrimonio con scavi clandestini.

È un processo totale e di difficile portata, che prende in considerazione troppe caratteristiche differenti: il risultato è comunque sempre lo stesso, ovvero l'incapacità dei cittadini di comprendere il loro ruolo, al di là dell'indignazione quasi esclusivamente politica di quando avviene qualche disastro (alcuni per altro di scarsissima rilevanza, perché se crolla un restauro moderno a me cosa importa?) in situazioni che per altro sono sempre le stesse. Così, ci sono siti archeologici che scompaiono letteralmente ma a saperlo sono soltanto quei pochi comitati civili locali che tentano di resistere all'imbarbarimento, anche contro le stesse Sovrintendenze che spesso loro per prime vivono il patrimonio come proprietà personale e privata di cui far ciò che si vuole, magari anche contro il patrimonio stesso.

E questo al di là di Roma antica, dove pure tutti gli addetti ai lavori conoscono bene la situazione gravosa dei rapporti istituzionali: ai tempi di Argan raccontano "i grandi" che tutti gli attori della città lavoravano in sinergia. Oggi invece, università, soprintendenza, sovrintendenza, associazioni culturali, si guardano in cagnesco ed ognuno pensa solo a difendere la propria fetta accademica conquistata nel tempo. Con capitelli chiusi nei magazzini da 30 anni in attesa che il barone di turno si degni di pubblicarli e con decine di giovani studiosi destinati a fare i loro portaborse perché a loro, quei cancelli, non verranno mai aperti...
Immagine
Avatar utente
Simone82
Fondatore
Fondatore
 
Posts: 276
Iscritto il: 8 aprile 2011, 8:00
Località: Roma

Riflessioni sul patrimonio culturale di Roma antica

Postda FRANCIS » 27 novembre 2011, 21:20

Caro Simone82,

ancora una volta la tua risposta è ampiamente condivisibile, poiché quanto argomenti con competenza e sincerità intellettuale è in effetti la stessa realtà della questione che cercavo, con tutti i miei limiti, di proporre.

Le tue valutazioni sono proprie di coloro che conoscono approfonditamente la materia, mentre il mio pensiero si riferisce soltanto ad un aspetto di puro interesse per le testimonianze lasciateci dai nostri Avi. Personalmente ritengo l'analisi, che tu esponi con completezza, un modo per "risvegliare" le coscienze di questo Paese. Il malcostume e, spesso, l'incompetenza di coloro che occupano posizioni di rilievo sono una triste realtà italiana che abbraccia tutti i settori della società e delle professioni. Sono molti i motivi per dubitare delle più alte sfere!

Ho preso spunto dalle notizie sui crolli di Pompei, pur essendo consapevole delle vaste aree archeologiche che giacciono quasi in stato di abbandono, e gli esempi che poni alla nostra attenzione si sommano a quanto cercavo di illustrare. Pompei è divenuta, suo malgrado, un simbolo di questa incuria e del disinteresse che la circonda.

Molto interessante è la suddivisione del problema in tematiche differenti, sebbene tutte riconducibili ad un solo tema, ovvero l'archeologia ed il mondo che studia, ricerca, valuta e conserva le rovine del passato. Non posso che sottoscrivere la tua analisi, assai lucida, della condizione nella quale si opera in questo strano Paese. Talvolta, pensando ad una diversa concezione che vige altrove, mi interrogo sul fatto se tali bellezze fossero sorte in Svizzera od in qualsiasi altra Nazione civilizzata, dove tesori assai più modesti godono di cura e di attenzioni quasi inedite in Italia.
Tuttavia, è bene ricordarlo, altrove molti aspetti dello stato sono migliori, ad esempio i vari servizi, e - permettimi di menzionarla - assai maggiore è la serietà.

Il discorso, caro Simone82, potrebbe continuare, giacché gli argomenti non mancano ed, ahimè, non mancano le disillusioni per coloro che ancora vogliono credere nell'Italia di Goethe e di quanti nei secoli l'hanno amata.

Saluti,

Francis
"Cogito ergo sum"
Cartesio
FRANCIS
Oplita
Oplita
 
Posts: 58
Iscritto il: 3 ottobre 2011, 11:03

Re: Riflessioni sul patrimonio culturale di Roma antica

Postda Simone82 » 30 novembre 2011, 12:35

Non voleva essere un'accusa nei tuoi confronti il segnalare che non esiste solo Pompei, ma appunto una presa d'atto che sui giornali si parla solo di quello.
Polemica politica: governa la Melandri, crollano 17 metri di Mura Aureliane, nessuno fiata; governa Bondi, crolla un restauro moderno, indignazione mondiale che ne chiede le dimissioni. Governa Berlusconi, spread a 500 punti, indignazione del mondo intero; governa Monti, spread a 500 punti, tutti i giornali del globo si sono dimenticati di cosa sia lo spread e di cosa ci costi mantenerlo a 500 punti. Se continuiamo a gestire l'archeologia soltanto per interesse e tornaconto politico e non pensando che il ricercatore è avulso da questo contesto e deve puntare soltanto allo studio, protezione e valorizzazione del bene, il declino è certo ed i primi attori di questo declino saremo noi stessi.

Ma attenzione se si pensa che altrove son tutte rose e fiori. Il British Museum è stato impelagato in una polemica internazionale per aver favoreggiato l'attività di ricerca dilettantesca prodotta con i metal detector: l'idea poteva essere interessante, cioè il mappare il territorio individuando i punti dove sottoterra è conservato metallo potenzialmente frutto di attività antropica, ma convincere la gente che devi limitarti a segnare un punto sulla mappa e non a scavare per vedere cosa ci sia sotto è impossibile. Con il risultato che siamo di fronte a scavi clandestini che distruggono l'archeologia, indipendentemente se poi quei metalli vengono restituiti allo Stato (il che non accade sempre). Non sono poi sicuro che la Svizzera saprebbe fare meglio di noi, se dovesse gestire oltre 5.000 musei di varia natura e migliaia di siti archeologici conosciuti sparsi sul territorio ad ogni latitudine e ad ogni altitudine. Non bisogna confondere infatti la cura dedicata a 4 mura da parte di chi ha solo quelle alla cura da dedicare a 40.000 mura da parte di chi ne ha 80.000. Sono 564 i milioni di euro che secondo la Corte dei Conti sono tornati al MiBAC per l'incapacità di spesa dimostrata da archeologi ed operatori: con quale faccia tosta ci si lamenta dei tagli? Se quei 564 milioni non servivano (provocazione), è giusto che tornino al popolo. Perché si attribuisce all'incuria dei politici e delle loro politiche i crolli in siti che restituiscono allo Stato milioni di euro perché non sono stati prodotti progetti utili in tempo? Come ci si può lamentare se a Pompei mancano archeologi (tra l'altro, sono state promosse recenti assunzioni) quando ci sono centinaia e centinaia di custodi che nonostante tutto non bastano mai per controllare Pompei? E poi vai in visita alla città e ne trovi crocicchi lungo le strade che lungi dal controllare la città chiacchierano tra di loro... Evidente uso dell'archeologia come ammortizzatore sociale, ma nel sud in generale tutto è pensato come ammortizzatore sociale e non come crescita economica (altrimenti come farebbero a restituire 15 miliardi di euro alla UE perché rimasti non spesi anche questi?).

Se cominciamo ad allargare le vedute, se certo personale dei Musei potesse parlare liberamente, si scoperchierebbe un mondo che altro che indignazione pubblica... :(

Farò girare questa discussione nel mio network, potrebbe diventare assai interessante se un po' di archeologi in giro volessero raccontare la propria visione ed idea della cosa.
Immagine
Avatar utente
Simone82
Fondatore
Fondatore
 
Posts: 276
Iscritto il: 8 aprile 2011, 8:00
Località: Roma

Riflessioni sul patrimonio culturale di Roma antica

Postda FRANCIS » 30 novembre 2011, 14:01

Caro Simone82,

il discorso che ho cercato di intraprendere sorge dall'amore per le civiltà antiche, dunque le mie affermazioni sono frutto di emozioni e sentimenti refrattari per quanto accade e per tutto ciò che, contrariamente, potrebbe accadere. In meglio, naturalmente.

L'esempio della Svizzera (o di qualsiasi altra nazione europea, diciamo...) voleva essere una sorta di provocazione: certamente hanno una maggiore serietà, hanno una efficace organizzazione per molti ambiti della vita. Quanto scrivi sul fatto che hanno un numero limitatissimo di opere e tesori artistici è una oggettiva verità, probabilmente anche per questo motivo li valorizzano.

L'Italia ha grandi testimonianze del proprio passato, abbracciano molti secoli e per ciascun periodo vi sono bellezze spesso altrove impensabili. I grandi numeri di siti archeologici, musei, monumenti, opere d'arte sono un patrimonio che richiederebbe evidentemente un'attenzione totalmente diversa, ma al tempo stesso, richiederebbe una differente mentalità.

Per quanto concerne la politica, caro Simone82, sappiamo tutti che spesso è mediocre e le personalità capaci di andare oltre il proprio orticello credo siano assai poche. Inoltre, non v'è settore dello Stato dove non abbia allungato la propria influenza, pensa ad esempio al mondo della Sanità, ai vari scandali che si susseguono. Su questo occorre soltanto stendere un velo pietoso.

Apprezzo molto, invece, lo spirito di quanti si adoperano per un arricchimento spirituale della collettività. Le arti, non dimentichiamolo, sono un patrimonio prezioso per ogni animo che voglia affrancarsi dal materialismo di questi nostri tempi.

Il forum che hai fondato è molto bello, interessante e credo rappresenti una voce importante nella rete, poiché offre l'opportunità di leggere, apprendere, discorrere con persone preparate o comunque appassionate della materia. Fino a quando vi saranno queste voci, non tutto sarà perduto. Forse saranno i giovani stessi ad attribuire il giusto valore al nostro più remoto passato.

Un cordialissimo saluto,

Francis
"Cogito ergo sum"
Cartesio
FRANCIS
Oplita
Oplita
 
Posts: 58
Iscritto il: 3 ottobre 2011, 11:03

Re: Riflessioni sul patrimonio culturale di Roma antica

Postda zilc » 1 dicembre 2011, 0:53

Credo che il problema generale non risieda tanto nella politica o in altre suddivisioni o gruppi definiti, quanto nella intera popolazione.
In Svizzera ogni piccola comunità si governa da sola e consapevolmente. Hanno un'idea precisa di cosa sia lo Stato e cosa debba e non debba fare. Sanno di essere una società, che è tanto migliore quanto migliori cercano d'essere i suoi componenti. Qui nessuno si sente responsabile, soprattutto quando lo è di più.
L'entropia è una via facile.
ciao
zilc
"…purtroppo quelli che scavano e non pubblicano i risultati delle loro scoperte, continuano a godere credito e non vengono considerati quello che invece sono, cioè “Criminali Accademici”.
Rhys Carpenter
zilc
Pretoriano
Pretoriano
 
Posts: 302
Iscritto il: 8 aprile 2011, 8:25

Riflessioni sul patrimonio culturale di Roma antica

Postda FRANCIS » 1 dicembre 2011, 7:40

Caro Zilc,

probabilmente la mancanza di un senso di responsabilità è una conseguenza del modo di vivere italiano, nel quale vige più l'idea di un individualismo rispetto al bene comune dell'intera collettività. La politica, ricorda, essendo un'emanazione della società o, meglio, della rappresentazione della popolazione, in varie occasioni si occupa del proprio particolare, ignorando spesso la propria missione al servizio dello Stato e della comunità.
In Svizzera, contrariamente all'Italia, la serietà delle istituzioni si accomuna alla serietà degli stessi cittadini, i quali, riconoscendosi nel Paese, se ne prendono cura. Vi sono notevoli differenze, secondo me, tra le due mentalità. Comunque lo stesso discorso varrebbe anche rispetto ad altri Paesi, nei quali il senso del bene comune è certamente maggiormente considerato. Questo, naturalmente, si rispecchia nei servizi offerti, nell'organizzazione, nelle istituzioni, ovvero nella stessa vita quotidiana. In ambito artistico e culturale, mi pare di assistere, ad un fermento creativo incoraggiato dallo Stato. In Italia abbiamo politici che affermano come, secondo loro, "con la cultura non si mangia". Direi che siamo agli opposti del pensiero.

Saluti,

Francis
"Cogito ergo sum"
Cartesio
FRANCIS
Oplita
Oplita
 
Posts: 58
Iscritto il: 3 ottobre 2011, 11:03

Re: Riflessioni sul patrimonio culturale di Roma antica

Postda Simone82 » 1 dicembre 2011, 21:22

Naturalmente lungi da me il portare la politica dentro questo forum: qui si vuole parlare di archeologia in senso scientifico e non curvaiolo.
Tuttavia è giusto sottolineare che la politica non ha compiti amministrativi, ma solo decisionali in termini di indirizzo culturale: può operare anche nel peggior modo possibile, con tagli drammatici e menefreghismo programmatico, ma non ha alcun potere di toccare 1 pietra che sia 1 senza il consenso della Soprintendenza deputata a controllare quel bene. La quale, per tal motivo, è responsabile di ogni euro che viene speso e che viene non speso. Quando crolla qualcosa, la colpa non è di chi non ha dato più soldi, ma in primis di chi i soldi che aveva li ha spesi male o proprio non li ha spesi, come i 564 milioni di euro tornati in cassa centrale.
La consapevolezza del cittadino di appartenere ad una società in Italia si è persa da molti decenni: dalla vera unità nella ricostruzione e nella condivisione della povertà che abbiamo vissuto come popolo dopo la seconda grande guerra, si è pian piano passati ad un sempre maggiore egoismo personale, portato dal boom economico. Mai come oggi, assistiamo a tante piccole caste, tante piccole lobby: ognuna difende a spada tratta il suo appezzamento di terreno, con la più piccola considerazione per il fatto che quell'appezzamento vive in un territorio più grande, deperito il quale deperirà anche ogni singolo appezzamento contenuto in esso. E curare un pezzo di terreno non vuol mai dire curare il territorio.
E quei politici che affermano che "con la cultura non si mangia" non fanno altro che riprendere ciò che disse un certo Aristotele 2500 anni fa: primum vivere, deinde philosophari.
Il vero problema sta nel contrario, da quando abbiamo trasformato la cultura in business, per cui si è creato quel cortocircuito per il quale io devo investire in cultura ovvero nell'archeologia perché così creo posti di lavoro e miglioro l'economia locale. Da qui anche il pacchiano errore di investire sempre nello stesso quadrato come Roma, Firenze o Venezia invece di differenziare l'offerta e fare davvero dell'archeologia un valore aggiunto per tutti invece che per pochi. Io ho smesso da anni di pensarla in questo modo: l'archeologia non può essere un bene da (s)vendere, se quella vendita è intesa come business. È prioritaria la salvaguardia, la comunicazione, prima che la possibilità di fare in modo che un certo numero di persone vivano di vendita culturale del patrimonio.
D'altronde, prova ad andare da una vecchina, da un metalmeccanico, da un impiegato statale, a dire loro che oggi bisogna tagliare la sanità, le pensioni o aumentare il prelievo fiscale perché l'archeologia ha bisogno di denari, invece che spiegare loro che vi sono miliardi di euro privati che attendono di essere investiti (e non sia mai che un privato investa nella cultura, protetta dallo statalismo e già per questo inquinata), e poi vedi se non ti aspetta sotto casa con il forcone. Forse anche questa è decadenza, difendere il proprio diritto di comprarsi la TV al plasma e non lottare per fare delle colonne all'angolo del quartiere un simbolo della propria identità passata.
Io non vedo quali siano gli Stati che incoraggino il fermento creativo: si sta scadendo nel pensare avendo come unico obiettivo il dimostrare che l'erba del vicino è sempre più verde. Bisognerebbe farsi un giro tra le milioni di iniziative culturali che vengono organizzate ogni anno in Italia prima di dire che altrove si fa prima e si fa meglio. Il che può essere anche vero, ma non grazie allo Stato (chi guarda i telefilm americani sa che lì si parla di tagli ovunque, anche nel settore della sicurezza), bensì grazie all'intelligenza personale delle persone: l'Italia non è frenata dallo Stato, ma dal fatto che intelligenza e meritocrazia non sono prese in seria considerazione e si finisce tutti per guardare allo Stato come motore di tutto (ciò che, per altre vie, chiamasi statalismo).
La Svizzera potrà anche essere un esempio casuale da prendere in considerazione: loro sono stati più intelligenti, visto che hanno scelto di essere un paradiso fiscale piuttosto che perseguire l'illegalità e l'evasione fiscale. Il comune chiede quanto incassi 1 volta, e questo gli basta per la vita. Così, paesi indipendenti in 10 anni possono quintuplicare i propri incassi e diventare luoghi di lusso per ricchi provenienti da tutto il mondo. La cittadinanza se ne avvale, ma gli svizzeri poveri vedono soltanto aumentare la propria distanza dal ceto ricco. Questo è però come funziona un Paese liberale, non come funziona un Paese che pensa solo a perseguire i ricchi considerando per ciò stesso dei criminali. Anche la cultura che sottende uno Stato ne orienta le scelte, per cui alla fine il problema risiede proprio nella sua popolazione. Cortocircuito in un circuito chiuso?
Immagine
Avatar utente
Simone82
Fondatore
Fondatore
 
Posts: 276
Iscritto il: 8 aprile 2011, 8:00
Località: Roma

Riflessioni sul patrimonio culturale di Roma antica

Postda FRANCIS » 2 dicembre 2011, 8:15

Caro Simone82,

la tua analisi generale lambisce vari e ripetuti aspetti della questione culturale, trattando differenti argomenti che comunque si concretizzano nella triste realtà italiana.
Provo ad ampliare, seppur brevemente, alcuni degli aspetti analizzati. Ricorda, però, che ogni pensiero espresso vuol essere semplicemente un pensiero espresso. Sono comunque interessato a trattare tali argomenti, soprattutto alla luce dell'attuale condizione storico-politica.
La politica, penso, per come è percepita ed applicata in Italia sembra essere un modo per conseguire favori, privilegi, arricchimento personale anche utilizzando mezzi poco leciti. Le pagine dei quotidiani sono pieni di scandali, non v'è alcun bisogno che ne faccia un elenco. L'Italia, purtroppo, risulta essere uno dei Paesi più corrotti al mondo, e sempre più spesso questa corruzione unisce politici, amministratori, imprenditori privati, professionisti assai poco professionali. E' evidente, dunque, che una tale concezione della politica tenda a disinteressarsi del bene comune, e cosa più delle opere d'arte possono rappresentare l'identità di una Nazione? La lingua, certo, ma anche le bellezze erette dai propri Avi.

La cittadinanza, dal canto suo, spesso attraverso amicizie, parentele e baronie varie cerca favori dai potenti di turno, chiedendo vie privilegiate e vergognose raccomandazioni, infischiandosene dei diritti degli altri cittadini e ancor meno della meritocrazia. Pensiamo, ad esempio, agli scandali puntualmente verificatisi negli anni nell'ambito dei concorsi pubblici. Ai favoritismi nelle scuole e nelle università, dove personale infedele, persegue più un proprio tornaconto personale piuttosto che perseguire il rispetto delle regole. Pensiamo ai tanti baroni che assumono propri parenti nelle facoltà.
In verità, non v'è ambito della società italiana immune da questo malcostume.

La cultura ed il business sono un grande malinteso della società. In effetti dovremmo tutelare e valorizzare il nostro patrimonio per il solo fatto di quanto esso rappresenta e questo indipendentemente dal numero dei posti di lavoro o dei turisti che lo visiteranno. La memoria dovrebbe essere mantenuta viva nella bellezza della lingua italiana, come nei fasti delle vestigia romane o del nostro irripetibile secolo del Rinascimento. Per fare soltanto qualche esempio.
Occasioni di lavoro ed incremento delle presenze dipendenti dal turismo sarebbero dirette conseguenze di una corretta valorizzazione del patrimonio.
Creerebbero le condizioni per un diverso sviluppo.
Quale impiego potrebbe nascere da una politica di colpevoli inadempienze? Quale turismo potrebbe svilupparsi senza una seria ed efficace promozione?

Il fermento creativo è presente in quegli Stati che incentivano lo sviluppo dei singoli talenti, delle libere ed innovative potenzialità. Non sono sovvenzionati, come spesso accade in Italia, il figlio o la moglie o il nipote del politico di turno, bensì trovano sostegno l'ingegno e la passione indipendentemente dal ceto sociale dei cittadini o dagli "agganci" politici o clientelari.
In Italia, per contro, vi sono oltre cinquemila premi e concorsi letterari, ma tutti siamo consapevoli che in realtà i veri lettori oscillino intorno ad un risicato 36%. Inoltre circa il 75% della popolazione utilizza come unico canale d'informazione la televisione. Una tv sempre più becera e volgare nel linguaggio e nella banalità delle produzioni.
Io, personalmente, dubito del fatto che sia sufficiente affermare di essere operatori culturali per apportare un autentico contributo. Allo stesso modo, dubito dei grandi titoli accademici o dei ruoli di smisurato prestigio per valutare l'effettivo valore intrinseco di una persona. Troppo spesso, in Italia, il prestigio sociale conta assai più di una incontrovertibile sostanza. Si vive in modo prettamente superficiale e, per esperienza, tale stile di vita abbraccia ogni settore. Sono le persone, nella loro individualità, a fare la differenza.

La Svizzera vive certamente della finanza, come il Lussemburgo, dove sorgono altrettanti istituti bancari. Comunque, secondo me, risiede nel carattere sociale della cittadinanza il vero punto di forza, come per l'Austria, la Francia o la Germania oppure per i piccoli Paesi nordici: hanno un apparato burocratico essenziale, incentivano la libera iniziativa privata ed inoltre gli Stati forniscono servizi decisamente più efficienti. Nessuno deve elemosinare per i propri diritti, cosa che invece accade in Italia. Vi è inoltre una ricchezza economica ridistribuita con maggiore equità. Potrei fare altri esempi nei più disparati settori. Per molte cose della vita quotidiana la nostra Italia dovrebbe solo imparare ed adeguarsi.
In questi Paesi la cittadinanza vive la presenza dello Stato in modo differente, essendo più autorevole, trasparente ed organizzato. Noi abbiamo, invece, un apparato burocratico borbonico totalmente inappropriato per l'epoca moderna nella quale viviamo.

Saluti,

Francis
"Cogito ergo sum"
Cartesio
FRANCIS
Oplita
Oplita
 
Posts: 58
Iscritto il: 3 ottobre 2011, 11:03


Torna a Antica Roma

cron

Login