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Antica Roma

Spirantizzazione, gorgia toscana, gorgia etrusca

L'Urbs per eccellenza del mondo antico

Re: Spirantizzazione, gorgia toscana, gorgia etrusca

Postda zilc » 22 febbraio 2014, 18:51

Bene, possiamo suddividere i vari argomenti in discussioni diverse.
L'argomento c dolce in latino non è fuoritema, è uno dei punti importanti per la trattazione della gorgia toscana.
Il mio "sempre", comprensibilmente, si riferiva alle lingue italiche conosciute.

Dici "La comparazione tra lingue indoeuropee mostra chiaramente che nelle protolingue non vi era la "c di cece", ma una chiara velare occlusiva."

Questo è tutto da vedere e per nulla facile da dimostrare, forse è anche impossibile, perchè i dati contrari sono preponderanti. Basta pensare che la lingua più antica conosciuta e documentata è il sanscrito del Rg Veda, che dai linguisti è considerata già "palatalizzata", come se sapessero e avessero prove del fatto che l'indoeuropeo nasce kentum.
Il protoindoeuropeo ricostruito si basa sulla certezza che il latino fosse kentum.
Cosa che, come vedi, non è.
Non sarà una ricostruzione zoppicante?

Hai ragione a dire che non ho gran fiducia nella linguistica tradizionale, proprio a causa della considerazione dell'argomento che stiamo trattando.

Vedi, se un sapere è scientifico è anche osservabile e dimostrabile, semplicemente.
Quando servono tante parole di solito c'è tanto fumo e poca fiamma, mentre quel che sostengo è riassumibile in una decina di righe. Di fatti, non di elucubrazioni.

Sono ancora curioso delle prove che portano a tanta certezza.


ciao
zilc








Ps: trovo l'articolo di Antares sul blog
Sgradevole rispondere a chi mi scrive altrove.

Sono costretto a riportare tutto il brano per non dover correggere il link che cambia.
Antares sul suo blog scrive:


22/02/2014
FENOMENI DI ASSIBILAZIONE NELLE LINGUE ITALICHE
Nel forum antica-roma/spirantizzazione-gorgia-toscana-gorgia-etrusca-t256.html si legge:

"in merito alla pronuncia restituta, che presuppone una pronuncia solo dura della C (pakem), questa non può avere spazio in una ricerca rigorosa e scientifica (6). Tuttavia anche se per assurdo fosse esistita, questa non avrebbe riguardato il latino che per un brevissimo periodo (latino classico) e non si sarebbe allontanata da Roma, dato che oltretutto non se ne trova traccia in nessuna nazione europea ed in nessun toponimo. Per puro caso infatti in due delle tavole eugubine si trova ripetuto e ben chiaro il termine 'pase' (pace), che testimonia, scritta più volte nel bronzo, una pronuncia dolce della C. Oltre al termine 'desen' (decem)."

Le conclusioni dell'autore dell'intervento sono assolutamente false - non me ne voglia - in quanto contrastano con la realtà dei fatti tracciabile e documentabile. Da quanto scrive, sembra che confonda il latino con l'umbro. Le Tavole Iguvine sono scritte in umbro e non in latino. La lingua umbra appartiene, assieme alla lingua osca (sannitica) e alle lingue sabelliche (sabino, volsco, marrucino, vestino, marso, etc.) al gruppo osco-umbro delle lingue italiche, essendo l'altro gruppo il latino-falisco, che comprende latino, falisco, prenestino, lanuvino e altre varietà parlate nel Lazio antico. Ora, tra le lingue del gruppo osco-umbro e quelle del gruppo latino-falisco sussistono importanti differenze. Le lingue osco-umbre, rispetto a quelle latino-falische, presentano una gran quantità di mutamenti fonetici innovativi e al contempo diversi arcaismi. Nel complesso, direi che tra osco-umbro e latino-falisco sussiste grossomodo la differenza che c'è tra latino e gallico, cosicché ritengo abbiano piena ragione quei pochi autori che invocano la collocazione delle lingue in questione in due gruppi separati.

Detto questo, desen è una parola umbra: la sua radice si trova in desenduf "dodici". Non è una parola latina, quindi non va additata come esempio di una pretesa pronuncia palatale in latino. I fenomeni di assibilazione riguardano la lingua umbra e la lingua volsca, che mostravano tratti fonetici più evolutivi rispetto all'osco. Tuttavia nella lingua osca parlata a Bantia esistevano casi di assibilazione dovuti all'effetto di una semiconsonante -i-, che potrebbero essere visti come antesignani di una tendenza all'evoluzione della velare in un suono fricativo.

Esempi di mutamento dell'occlusiva velare sorda:

1) In volsco si ha façia esaristrom (Tavola Veliterna), dove ç è scritto con una c rovesciata: questa forma verbale equivale al latino faciat, che era invece letto /fakiat/. Il vocabolo esaristrom significa "sacrificio" e deriva dalla radice etrusca ais-, eis- "dio".

2) In umbro si hanno numerosi esempi dalle Tavole Iguvine, oltre ai citati desen- e pase:
façia corrisponde al latino faciat
śesna corrisponde al latino ce:nam (acc.);
stru(h)çla corrisponde al latino struiculam (acc.), etc

3) In osco bantino si ha pru meddixud, che significa "per la magistratura" (Tavola Bantina), dovemeddixud si è sviluppato da un precedente*meddikiu:d. La forma diretta meddicim non mostra per contro traccia di mutamento, data l'assenza di semiconsonante. Si dovrebbe parlare di assibilazione parziale, visto che si mantiene una componente velare.

Lungi da me l'intenzione di generare flames. Tuttavia servono alcune precisazioni. Se uno studioso ignora un dato di fatto, dovrebbe documentarsi prima di affermare per certo qualcosa, inoltrandosi in argomenti che non conosce bene: già in rete esistono numerose fonti, e i libri cartacei sono sempre reperibili con poca fatica. Se invece non ignorasse il fatto, ma operasse per farlo passare inosservato, il suo scopo sarebbe allora quello di dimostrare una propria idée fixe alterando i dati e presentandoli con malizia. Dio non voglia che la seconda ipotesi sia quella giusta. Se così fosse, lo studioso si collocherebbe all'istante al di fuori della Scienza, e argomentare si farebbe difficile. Sono tuttavia convinto che le falsità che inquinano la conoscenza debbano essere confutate presentando i dati di fatto: un indagatore della realtà dovrà adattare le proprie idee ai fatti, non trasformare i fatti con osservazione selettiva e altre fallacie logiche pur di adattarli alla propria idea. Questo è quanto.

Passiamo ora alla pronuncia della lingua latina. Ai tempi di Augusto il latino realizzava "c" e "g" come/k/ e /g/, ossia come occlusive velari, che poi divennero /kj/ e /gj/ durante il III e il IV secolo e sviluppando suoni affricati o palatali nei secoli successivi, anche se non allo stesso modo in tutto il territorio dell'Impero (Grandgent riportaINTCITAMENTO e BINTCENTE in iscrizioni del V secolo). In altre parole, la pronuncia restituta non fu una bizzarria limitata alla sola area di Roma, e neppure un sogno dei linguisti, ma qualcosa di diffuso capillarmente in tutto l'Impero dei primi secoli. La sua esistenza è reale e tipica del latino standard, e non può essere smentita nemmeno se fossero mostrate sporadiche attestazioni precoci di pronunce palatali tra la plebe, che al massimo attestano l'esistenza di fenomeni fonetici di origine italica. In altre parole, la lingua latina standard era considerata prestigiosa, era conservativa ed evolveva in modo indipendente dalle sue forme volgari. Il latino che si studia a scuola in Italia ha una pronuncia detta ecclesiastica che non è quella di Cicerone e che non è un'autorità in materia di fonetica del latino classico, non più di quanto la pronuncia scolastica dell'inglese moderno possa essere di aiuto nel leggere il Beowulf.

Le prove di quanto asserito si articolano in diversi punti:

1) Epigrafia
2) Trascrizioni greche di parole latine
3) Esiti romanzi
4) Prestiti latini in lingue non romanze

Ciascuno di questi punti merita una trattazione approfondita in separata sede: sarebbe eccessivo comprimere la grande mole di dati e di ragionamenti nello spazio di un singolo post.


Cormmento ad Antares:

Condivido il brano sui flames, ma respingo al mittente il sospetto di offese velate.
Per chiarezza ulteriore: la mia critica sulla considerazione che tutte le lingue italiche siano kentum è globale.

Naturalmente non confondo latino e umbro (e del resto la parola cicirrus è osca), ma entrambe sono dette lingue kentum: la parola pax-pacis (non mi servono anche gli altri esempi a mio favore), che il Rohlfs (e tanti altri, te compreso) vorrebbe che fosse pronunciata pax-pakis, non si capisce in base a cosa, è proprio quel che vorrei sapere e nessuno, nonostante la pretesa "scientificità", spiega.
Infatti affermi:

"latino faciat, che era invece letto /fakiat/"
In base a cosa puoi dirlo? Gli esempi delle lingue italiche che porti, e che si affiancano ai miei, supportano le mie interpretazioni.
"Ai tempi di Augusto il latino realizzava "c" e "g" come/k/ e /g/, ossia come occlusive velari"
Quali prove puoi portare a sostegno di tutta codesta sicurezza?
Quali sono le epigrafi in grado di dimostrare?
Non dirmi del markellino veronese, che testimonia solo un uso grafico.
Non portarmi neppure testimonianze di lingue che non hanno la c dolce: sono inutili.
Sono validi gli esempi del 1° secolo avanti Cristo, o precedenti, che parlino da soli, senza necessità di troppa dialettica, arte nella quale eccelli.

La scienza è proprio quel che cerco, non l'adesione fideistica a luoghi comuni indimostrati.
"…purtroppo quelli che scavano e non pubblicano i risultati delle loro scoperte, continuano a godere credito e non vengono considerati quello che invece sono, cioè “Criminali Accademici”.
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Re: Spirantizzazione, gorgia toscana, gorgia etrusca

Postda Antares666 » 15 marzo 2014, 14:02

Quel che sostieni è riassumibile in una decina di righe... ed è falso. La realtà è una cosa complessa e non è suscettibile di spiegazioni semplici, anche se a quanto pare molti amano pensare il contrario. In tutti i campi è così, non solo nella linguistica. Ho conosciuto gente che esaltava Benigni e il suo elogio della ciuetta. Non c'è stato verso di far capire loro che il sesso è tutt'altro che innocuo: le mie parole sulle malattie veneree erano considerate "elucubrazioni".
Quanto affermi sul sanscrito la dice lunga: non comprendi il fenomeno e lo paragoni indebitamente a quanto accaduto nelle lingue romanze. Come nel caso della gorgia, confondi i mutamenti fonetici condizionati con quelli non condizionati. Nelle lingue come il sanscrito la palatalizzazione di /k'/ è avvenuta davanti a qualsiasi vocale, a differenza di quanto è avvenuto in italiano. Ovviamente a te non interessa, così per dimostrare la tua ideologia fai violenza ai fatti. La ricostruzione indoeuropea ha senso perché dà buoni frutti, mentre le baggianate di Alinei e di Semerano sono soltanto mucchi di immondizia.
Naturalmente se ti dà fastidio leggere il mio blog non è affar mio. Se non hai la pazienza di aspettare i post, posso rimandarti alle Vite Parallele di Plutarco, in cui si trovano molte trascrizioni di nomi e di parole latine. Immagino che Plutarco, contemporaneo ai fatti, sia più affidabie di te e dei sostenitori della "continuità". L'idea che "k" sia un mero uso grafico è ovviamente di comodo, come dire "queste patate sono in realtà smeraldi, ma solo a me appaiono pietre preziose". Ovviamente ho qualcosa di più del MARKELLINO veronese: in Africa l'uso di "k" davanti a "e" e "i" era molto diffuso anche in epoca sorprendentemente tarda, in certi luoghi persino dopo l'invasione islamica, a testimonianza che il latino locale aveva conservato una pronuncia arcaica. Le testimonianze di lingue che hanno "k" davanti a vocali anteriori non sono affatto inutili, e ho già potuto vedere che non sai spiegarle in alcun modo. Sono le tue idee ad essere fideiste, la scienza non è affatto ciò che cerchi.
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Re: Spirantizzazione, gorgia toscana, gorgia etrusca

Postda zilc » 15 marzo 2014, 22:55

Io vorrei che la smettessi di offendere e che, se hai argomenti serii, tu li scrivessi.

Come vedi ho aspettato e avrei continuato a farlo. E dovrò continuare ad aspettare che tu mi porti le prove di quanto affermi.
Ho letto anch'io l'articolo sulle k africane, ma ho letto anche la legge di Collitz e Schmidt: in sanscrito, le velari palatalizzano davanti a -e e -i, (similmente all'italiano e alle altre lingue romanze).
Non mi da fastidio il tuo blog, lo leggo con interesse, come alcuni altri.

Sinceramente mi aspettavo qualcosa di più concreto, oltre ad un dialogo civile.
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Re: Spirantizzazione, gorgia toscana, gorgia etrusca

Postda Antares666 » 16 marzo 2014, 9:09

A dire il vero non parlavo della legge di Collitz-Schmidt, che descrive un mutamento condizionato. Secondo tale legge, proto-IE *k davanti a *e e a *i dà in sanscrito "c" (la "c" di cece). Questa legge colpisce anche *kw, che dà lo stesso esito, etc. Quello di cui parlavo è invece proto-IE *k' che dà in sanscrito "ś": proto-IE *k'mtom "cento" > śatam. Questo passaggio non dipende dalla vocale seguente. Si tratta di due processi distinti. Inoltre le lingue evolvono in modo indipendente: tra un processo di palatalizzazione che ricorre in sanscrito e un processo di palatalizzazione nel latino volgare non c'è alcuna relazione. Sono avvenuti in modi e in tempi diversi. Non si può prendere un fatto della lingua sanscrita come prova di qualcosa che riguarda la lingua latina, quando questo fatto non esisteva nel comune antenato e ha avuto origine in seguito.
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Re: Spirantizzazione, gorgia toscana, gorgia etrusca

Postda zilc » 16 marzo 2014, 15:11

Antares666 ha scritto: Non si può prendere un fatto della lingua sanscrita come prova di qualcosa che riguarda la lingua latina, quando questo fatto non esisteva nel comune antenato e ha avuto origine in seguito.

Ecco, è proprio questo il punto che andebbe chiarito: se sia vero che nel proto-indoeuropeo non esistesse la C dolce.
Perché prendendo ad esempio le lingue kentum si ricostruisce l'indoeuropeo supponendo che fosse una lingua kentum dalla quale sono derivate da una parte le lingue occidentali, anch'esse kentum e dunque più arcaiche sotto quest'aspetto, e dall'altra parte le lingue orientali satem dove si suppone che sia intervenuta una mutazione da C duro a C dolce.

Ma se ci si vuole attenere ai dati reali, la lingua indoeuropea di più antica attestazione è il sanscrito e questo è un dato temporale indiscusso. Certamente non è una prova dell'esistenza della C dolce in latino (per questa basta Plauto), ma è comunque la prova più antica che abbiamo di una lingua indoeuropea.
Ora, se, sulla scorta di Plauto, il latino non è più kentum, del venetico non c'è sufficiente materiale, ma l'osco non è kentum, l'umbro non è kentum... la teoria crolla senza rimedio: che cosa resta a supportare l'idea che la protolingua fosse kentum? E che la mutazione da velare a palatale sia intervenuta dopo una certa data e indipendentemente in così tante lingue e in diverse epoche?
Il dubbio non mi sembra illegittimo come la scientificità discutibile.

Mi spiace di farti carico di un così grave peso e non mi aspetto altro che tu ti attenga solo al latino per portare le ragioni della restituta, che la C dolce in latino (anche arcaico) non esistesse, lasciando da parte (almeno per ora) la teoria indoeuropea.
Se ne sei convinto avrai le tue ragioni, che, se davvero seguono il metodo scientifico, potranno essere comunicabili. Questa è l'informazione che cerco.

Non occupiamoci di Alinei e della teoria della continuità e di Semerano che vede l'accadico anche dove non c'è.
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Re: Spirantizzazione, gorgia toscana, gorgia etrusca

Postda zilc » 20 marzo 2014, 0:58

Non entro nel merito sul fatto che ti piacciano o meno le donne e il sesso: sono affari solo tuoi e qui non ci riguardano. Almeno me, no.

Sapevo già che non saresti stato in grado di trovare niente di consistente, ma ho aspettato, ho sperato di poter imparare, ho sperato che ne sapessi più di me e avessi fonti migliori.
Sarebbe bastato che lo dicessi senza tanti giri di parole e senza l'inutile e offensiva esibizione di presunte e inesistenti complicazioni (sai, è tanto difficile...devo scrivere posts assai lunghi... mi serve tanto tempo... e menavi il can per l'aia), perché neanch'io ho trovato nulla di serio, oltre al Cicirro- Kίκιῤῥος, che è anche la base - per la verità l'unica, una presunta onomatopea - per affermare che la K greca fosse solo velare. Naturalmente dopo aver letto i cosiddetti luminari: Traina, Palmer e Allen, oltre a quant'altro si poteva, sia in Rete che in biblioteca.
I grammatici latini sostengono che la K abbia lo stesso suono di C, è vero, ma solo davanti ad A, controllali pure tutti, come ho fatto io in questi anni, poi datti dell'ignorante, come hai fatto con me che ti ho indicato una strada, ma datti anche del credulone, perché prima di rispondere non hai controllato un accidente, fidandoti di ciò che viene da secoli ripetuto.
L'ultimo tuo post sul tuo blog fa solo ridere, non ci spendo parole e non metto neanche il link, spero che te ne renda almeno conto. Travisi la Onesti solo per i tuoi scopi meschini di bambino ('voglio avere per forza ragione, sennò batto i piedi per terra!'- tapino-), ma nemmeno lei attribuisce a presunte “rotazioni” le varianti toscane dei nomi longobardi. Solo in Toscana.
Peccato, perché ti credevo onesto.
In fondo ormai importa poco. Chi vuole, sa. Gli altri abbiano a credere, l'importante è l'onestà e il rispetto di sé, che io mantengo gelosamente.

Spero che tu sappia com'è la 'scienza' linguistica, che quel brano è stato proposto più volte per essere emendato, mi riferisco al famoso brano “scomodo” di Plauto, dove non era concepibile che 'Sosia' potesse essere confuso con 'socium', il 'soKium' della restituta, ma nessuna correzione, grazie al cielo, è stata ritenuta del tutto convincente nel 1800 (chiedimi i riferimenti che te li do) e si è preferito nel 1900 passare il brano sotto silenzio, sperando che tutti lo dimenticassero. Invece, stranamente, in silenzio, a differenza di tanti altri persi e corretti, il brano si è conservato.
È da chiamarsi scienza questa?
Cerchi la scienza, tu?
Totò direbbe: ma mi faccia il piacere! Tu e chi sostiene quella gran balla che è la pronuntiatio restituta, detta anche scientifica senza averne diritto.
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Re: Spirantizzazione, gorgia toscana, gorgia etrusca

Postda DanieleMi » 1 gennaio 2015, 21:07

Antares sul proprio Blog negli ultimi mesi sta pubblicando diverse "prove" a favore della pronuncia della Restituta come per esempio l'assonanza tra Coitus e Coetus, sotto riportata

"PROVE INTERNE DELLA PRONUNCIA RESTITUTA DEL LATINO: COITUS E COETUS

Cos'hanno in comune il coito e il ceto? Un ingenuo scolaro potrebbe dire che sono due forme di diversa etimologia, dato che il loro suono è così diverso. Eppure, anche se Marx, Engels e Bakunin non ne sarebbero contenti, il coito e il ceto risalgono a una comune origine. La lingua latina ha le seguenti forme: coitus "unione, congiungimento, copula" (IV decl.), e coetus "adunanza, riunione, convegno, folla" (IV decl.). La parola italiana ceto è stata formata proprio da coetus; ovviamente non si tratta di un vocabolo popolare, ma di un termine introdotto dai letterati per garantire maggior chiarezza di pensiero, ed è stato tratto dai testi antichi tramite la pronuncia ecclesiastica del latino.

Entrambe le parole derivano da cum "insieme" (prefisso com-, con-, co-) e dal verbo eo, is, ivi, itum, ire "andare". Si tratta in altre parole di una coppia di doppioni, creatasi a causa del diverso trattamento fonetico di una stessa parola in due epoche e contesti diversi.

Il nome verbale itus "andata" (presente anche in aditus, exitus, interitus etc.) si è fuso con il prefisso già in epoca antica, in un caso dando un iato e nell'altro dando un dittongo *oi poi diventato oe.

Non esistono dubbi a proposito del fatto che stiamo trattando proprio della stessa parola evolutasi in due modi diversi: sia coitus che coetus hanno ad esempio significati particolari come "congiunzione astrale" e "accoppiamento".

Come c'è da aspettarsi, i fautori della pronuncia ecclesiastica ab aeterno che hanno in Forum Archeologia il loro nido (non lo linko essendo pieno zeppo di malware, oltre che di assurdità), sono impotenti di fronte ai fatti. Non possono in alcun modo pretendere che all'epoca di Augusto coetus "adunanza" fosse omofono di cetus "balena" e neppure che avesse una consonante palatale, essendo la consonante iniziale di coetus dovuta senza dubbio al prefisso com- (con-, co-), con la stessa etimologia di cum, che anche in Vaticano si pronuncia con un suono velare ("duro"). Forse se ne usciranno a dire che in realtà coetus significa "cece" e che la prova è nei fumetti di Paperino."


Mi pare comunque che in questi mesi stia pubblicando diverse cose che non sono il semplice "Kikkirikì"...
Queste paiono di "peso" maggiore

Cosa ne pensi Ziic ?
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Re: Spirantizzazione, gorgia toscana, gorgia etrusca

Postda zilc » 5 gennaio 2015, 20:06

Bentornato Daniele e buon anno. Che ne penso? Penso che il povero Antares sia compresso dall'astinenza e in generale il suo unico e misero sfogo sia quello d'arrabattarsi nell'invenzione di risultati di studi inesistenti da aggiungere a quelli che non capisce e travisa o scientemente contraffà. Non lo leggo perché non amo inquinarmi il cervello e lo lascio al suo destino, ma veniamo a noi.
Sinceramente non ci vedo nulla di strano oltre alla solita volontà di spandere il solito fumo e i soliti insulti tipici di chi si sente impotente.
“Coito” è stato introdotto in italiano come voce colta, esattamente come “ceto”. Sia coitus che coetus hanno la stessa origine da cum-eo(coëo), ma significati, scritture e pronunce diverse già in latino.
Non ci sarebbe nulla di particolare neppure nell'avere diversi significati in due parole omofone o quasi, come ne esistono in ogni lingua. Nessuno confonde il miglio (pianta) con il miglio (misura), o la fiera (belva o mercato) se c'è un contesto. A me bastano le varianti cetera/caetera/coetera.
Non so cosa pensa d'aver trovato, forse è convinto che il latino “poeta” venga tradizionalmente letto “peta”.
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Re: Spirantizzazione, gorgia toscana, gorgia etrusca

Postda DanieleMi » 17 gennaio 2015, 19:23

Buon anno anche a te Zilc.
Penso che di fondo la questione con Antares sia probabilmente degenerata, a partire da un inizio che pareva promettente, nel senso sembrava improntato su un confronto fruttuoso. Invece è terminato ad insulti ed attacchi personali.
Ovviamente mi mancano parecchi tasselli, scambi di messaggi tra voi, e quindi non posso che avere una visione parziale, con solo gli inizi e poi la brusca fine.

Mi è anche abbastanza difficile capire l'astio che si viene a creare tra queste due, ormai è il caso di dirlo, "fazioni": da una parte chi difende la "restituta" e dall'altra chi l' "ecclesiastica" o "scolastica" che dir si voglia.

Personalmente ritengo l'ecclesiastica più "fondata" dal punto di vista storico, nel senso che effettivamente quella è stata la pronuncia del Latino (perlomeno di un certo latino) a partire da una certa data storica in poi.
La cosiddetta Restituta invece è un tentativo , in molti punti puramente artificioso, di ricostruire la pronuncia.

Aggiungo che trovo molto più utile l'ecclesiastica, nell'ottica di studio del Latino come base per comprendere maggiormente la lingua Italiana, o per facilitare lo studio delle lingue Romanze e l' Inglese.
Non mi pare invece altrettanto fruttuoso adottare la pronuncia restituta, perchè appunto non ha confronti a livello di pronuncia con le parole dell'italiano moderno, e quindi è inutile.

Mi pare di capire però che la Restituta è diversa dalla pronuncia scientifica, ossia la prima è quella erasmiana (che però pecca in molti punti); la pronuncia scientifica pare invece improntata ad analizzare il problema da un punto di vista più ampio, come cercare di ricostruire la possibile pronuncia dell "ns" come per esempio in CONSUL (pare che la "N" non si pronunciasse) oppure il gruppo "quu" come in EQUUS (pronunciato "cu").

Ora, se il gruppo "ns" si pronunciava facendo sentire solo la "s", da dove è saltata fuori la pronuncia distinta, in italiano, sia della "N" che della "S", separate, come nell' italiano "Console" ?
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Re: Spirantizzazione, gorgia toscana, gorgia etrusca

Postda zilc » 18 gennaio 2015, 15:27

Non si può parlare con chi offende, non porta documentazione e travisa quel che viene scritto da altri. Dunque dimentichiamocene.
La pronuncia della N di "consul" è venuta dallo scritto, dalla lettura delle lapidi ufficiali da parte di persone che non erano di madrelingua latina e usavano il latino come seconda lingua; in seguito per mezzo della Chiesa, ma sempre dalla scrittura, s'è diffusa una pronuncia più aderente allo scritto. In alcune epigrafi antiche si trova scritto "cosul" senza la N e anche i grammatici come lo dicono esplicitamente "noi scriviamo consul ma diciamo cosul", cito a braccio Quintiliano. Dicevo nella discussione sulla restituta che i toponimi sono molto conservativi: il nome della città di Cosenza (Cusenza) veniva scritto in epoca romana "Cosentia" e "Consentia".
La pronuncia tradizionale ha qualche pecca (per esempio è probabile che la desinenza -um fosse pronunciata -om e le consonanti finali delle parole avevano la tendenza a non essere pronunciate, fin da prima dell'epoca classica) ma nell'insieme è abbastanza attendibile e soprattutto non è inventata di sana pianta. La restituta è chiamata anche scientifica, tedesca, classica, erasmiana etc. ma di scientifico non ha altro che il nome, è soltanto una pronuncia convenzionale e fuorviante. Basta dire che ci sono prove chiare e innumerevoli sulla pronuncia dei dittonghi che non vengono minimamente considerate, si continua a voler pronunciare le lettere oe, ae come se fossero staccate; eppure si continua a dire che è "scientifica".
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