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Archeologia classica

Numerali etruschi huθ e 'sa

Le grandi civiltà mediterranee di Grecia antica e Roma antica

Numerali etruschi huθ e 'sa

Postda zilc » 5 gennaio 2015, 20:18

“GAMBLING WITH ETRUSCAN DICE” un titolo azzeccato.
L'affermazione che il numerale etrusco huth valga 6 si basa esclusivamente sulla presunzione che i dadi etruschi seguano tutti la “regola del sette” che prevede che la somma delle facce opposte dei dadi sia sempre sette.
A sostegno di questa ipotesi, contraddetta da numerose evidenze archeologiche, nasce lo studio di Artioli ed altri.
Abstract
(i maiuscoli sono miei tranne l'ultimo, scusate la brutta traduzione) (http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1 ... x/abstract )
"L'interpretazione grafica e linguistica dei primi sei numerali etruschi è stata a lungo confrontata con l'assegnazione ambigua alle parole Huth e sa ai valori 4 o 6. Qui vi mostriamo come l'analisi combinatoria sistematica dei numeri che compaiono sugli antichi dadi etruschi MERIDIONALI datati dall'ottavo al terzo secolo ac, insieme all'attento confronto dei risultati con gli UNICI DUE DADI ESISTENTI che portano le traduzioni alfabetiche dei numeri conservati presso la Bibliothèque Nationale de France, Parigi, finalmente permetta un'INEQUIVOCABILE RISOLUZIONE matematica dell'ENIGMA LINGUISTICO, consentendo la FERMA ATTRIBUZIONE del numero 6 al valore grafico Huth e 4 sa. L'analisi combinatoria della distribuzione dei numeri sulle sei facce del dado mostra che SOLO DUE delle 15 possibili combinazioni numeriche erano effettivamente in uso in Etruria MERIDIONALE, e che durante il V secolo ac ci fu un marcato spostamento dalla tipica (1-2 , 3-4, 5-6) combinazione utilizzata nei dadi dei primi anni del settimo fino al quinto secolo ac verso la combinazione (1-6, 2-5, 3-4) utilizzata in tempi successivi e ancora in gran parte adottata oggi. Viene presentato il più grande corpo di dati archeometrici sugli esemplari di dadi provenienti dall'Etruria, basato su esame macroscopico, diffrazione di raggi X, la spettroscopia DRIFT e misurazioni della densità."

Lo studio di G. Artioli e altri su alcuni (91 dadi puntinati + i 2 di Tuscania, non tutti) dadi etruschi si propone come dirimente nella questione dell'assegnazione dei valori numerici ai numerali etruschi huθ e sa, e a questo scopo viene ripetutamente citato sul web. Le conclusioni dello studio propongono una soluzione che addirittura, a detta degli autori,
“permette un'inequivocabile risoluzione matematica dell'enigma linguistico, consentendo la ferma attribuzione del numero 6 al valore grafico Huth e 4 a sa .”
E come si arriva a ciò? Si confrontano i dadi puntinati della SOLA Etruria Meridionale (come se tutti gli altri dadi etruschi non fossero da prendere in considerazione) con gli unici due dadi, detti di Tuscania, che invece dei puntini hanno il nome dei numeri in lettere.
La conclusione afferma che i modi etruschi di produzione dei dadi utilizzassero due soli metodi:
-quello della successione dei numeri su facce opposte, detto “progressivo”, cioè la prima regola stabilisce che le facce opposte riportano coppie di numeri in ordine crescente: dietro l'1 c'è il 2, dietro il 3 c'è il 4 e dietro il 5 c'è il 6. Lo schema è 1-2; 3-4; 5-6;
-quello della 'regola del sette': la seconda regola è quella in uso ancora oggi, e stabilisce che la somma di due facce opposte dia sempre 7 (dunque dietro l'1 c'è il 6, dietro il 2 c'è il 5 e dietro il 3 c'è il 4). Schema 1-6; 2-5; 3-4.
Si nota che in entrambi i casi, dietro il 3 c'è sempre il 4 e si conclude che, poiché la faccia del 3 (CI) si trova sul lato opposto rispetto a SA, allora sa corrisponde per forza a 4 - e di conseguenza, per esclusione, huth vale 6.

Secondo questo studio non esistono altri schemi nella numerazione dei dadi etruschi, cosa dimostratasi falsa.
Per esempio Carlo D'adamo (vedi riferimenti in coda) segnala numerosi esempi di dadi etruschi, alcuni nemmeno pubblicati, il cui schema non è né progressivo, né rispetta la regola del sette.
Posto che abbia qualche senso confrontare l'unica coppia di dadi iscritti con le centinaia di dadi puntinati, le varietà di questi ultimi non si limitano alle due descritte da Artioli e soci, bensì almeno 11 dei 15 schemi possibili (12, con i dadi di Tuscania, se interpretati correttamente secondo lo schema indoeuropeo, con sa=6 e huth=4) sono descritti da vari autori o esposti nei musei.

Ripeto che non è appropriato confrontare un unico esempio di oggetti unici come i dadi di Tuscania con i normali dadi puntinati, ma, in ogni caso, per distruggere una regola assolutistica come quella formulata nello studio in oggetto basta l'esistenza di UN SOLO DADO etrusco che esca dagli unici schemi definiti possibili, e automaticamente la regola cade.
Come nel caso di questo dado del VII sec aC dal museo di Castiglione Fiorentino (AR) che ha come schema delle facce opposte 1-2, 3-6, 4-5 http://www.artearti.net/assets/images/uploads/Dado_bucchero.jpg
Anche se rigorosamente tutti i dadi etruschi, compresi quelli esclusi dallo studio di Artioli, rispettassero le “regole” ivi fomulate, niente ci autorizzerebbe ad estendere dette regole anche ai dadi di Tuscania.
Le “regole” non sono rispettate uniformemente neanche nei dadi romani. Questo è del 1°-3° dC http://ftp.ancientresource.com/images/r ... g85578.jpg e quest'altro è del 4°-1° sec aC https://schlanghole.files.wordpress.com ... t-dice.jpg (come si vede dai lassi temporali indicati, la datazione dei dadi non è delle più agevoli, specialmente se fuori contesto)
http://www.marianotomatis.it/lamagiadeinumeri/numerologia/20110706a.jpg
È credibile una datazione al IV secolo aC dei dadi di Tuscania, tanto per farli rientrare nella regola del sette, che risulterebbe la più tarda? Le prove paleografiche in ambito etrusco spesso hanno uno scarso valore, com'è apparso chiaro in numerosi casi (uno per tutti, il liber linteus, variamente datato con differenze anche di tre o quattro secoli, che invece il radiocarbonio riporta a fine V sec - inizio IV ac), soprattutto quando non si tiene conto delle caratteristiche dei diversi supporti di scrittura. È una bella pretesa quella di datare una coppia di dadi fuori contesto che non si sa nemmeno se siano stati trovati a Vulci o Tuscania (anche Veio è stata proposta) e che rappresentano un unicum che, in quanto tale, non è confrontabile nemmeno con i dadi che hanno i puntini al posto delle lettere.
L'unica considerazione che potrei fare su quei dadi è che essendo scritti anziché puntinati, questi siano tanto antichi da risalire ad un'epoca in cui la scrittura era un simbolo di stato sociale -sottolineato anche dal materiale raro, l'avorio-, quindi alcuni secoli prima del 300 aC. Ma questa possibile indicazione non rapprenta una prova e d'altra parte è improponibile il sacrificio di un dado per sottoporlo al radiocarbonio.


Nell'abstract si parla di “linguistic riddle”. Il cosiddetto ”enigma linguistico” non sarebbe poi tanto enigma, se, da ricercatori, si tenesse conto dei dati archeologici noti da diverse decine d'anni:
Nella Tomba dei Quattro Caronti di Tarquinia un Caronte è denominato quarto, huθs, e i caronti infatti non sono sei.
La tomba degli Anina, sempre di Tarquinia, contiene 6 tombe scolpite e l'iscrizione (A6,20;TLE 882; Ta 1.159) recita “sa suthi cerichunce”(sa 'suθi ceriχunce) “sei tombe costruì”. L'iscrizione è molto chiara e ben leggibile, le parole <sa 'suθi> sono nel riquadro giallo e sono separate dal consueto punto. http://www.antika.it/wp-content/uploads/2011/11/Tarquinia-tomba-Aninas-02.jpg
Qui la tomba http://www.archart.it/tarquinia-tomba-degli-aninas.html

“Torniamo alla questione delle «tombe» fatte da Larth Aninas. Nel caso del nostro ipogeo non può trattarsi che delle casse-sarcofagi scavate nel gradino con fronte decorata e del tratto sovrastante di parete con iscrizioni e pitture (….). È facile constatare che queste sepolture individuali, attrezzate in modo definitivo, ed evidentemente occupate dai corpi dei defunti, sono in numero di sei: due sulla parete di fondo e quattro sulla parete sinistra. Se ad esse si allude con la parola suthi, come io credo, sembra ragionevole dedurne la equivalenza del numerale sa con «sei»” (Pallottino M. 'Un gruppo di nuove iscrizioni tarquiniesi e il problema dei numerali etruschi', in Studi Etruschi 1964, pagg. 121-122.)


In definitiva lo studio di Artioli è parziale, mentre le prove archeologico-linguistiche, coerenti con gli indizi storici (Yttenia-Tetrapolis), sono convergenti.



Alcuni riferimenti in Rete
http://www.pittau.it/Etrusco/Studi/dadi.html
http://www.pittau.it/Etrusco/Studi/lingua_etrusca.html
http://www.carlo.dadamo.name/articoli/1 ... ruschi.htm
http://www.carlo.dadamo.name/articoli/1 ... evento.htm
http://www.carlo.dadamo.name/articoli/1 ... e_dadi.htm
http://www.carlo.dadamo.name/articoli/1 ... alileo.htm
http://www.carlo.dadamo.name/articoli/1 ... istica.htm
"…purtroppo quelli che scavano e non pubblicano i risultati delle loro scoperte, continuano a godere credito e non vengono considerati quello che invece sono, cioè “Criminali Accademici”.
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