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Archeologia classica

Le prove archeologiche della fondazione di una colonia greca

Le grandi civiltà mediterranee di Grecia antica e Roma antica

Le prove archeologiche della fondazione di una colonia greca

Postda Nessuno » 28 aprile 2012, 14:01

Finalmente riesco a scrivere qualcosa in questo bel forum.

L'occasione mi è data dalla lettura di alcuni articoli riguardanti la fondazione delle colonie greche in Italia.
per comodità però riporto alcuni brani presi dal web:

il problema che mi sono posto è il seguente: quali sono gli indizi archeo che si dovrebbero rintracciare sul terreno, per riconoscere la fondazione di una colonia?

per i greci, cercando nel web ho trovato questo interessante passo, relativo ad Aleria o Alalia:

« [...] Alalia non è ancora una città nel pieno senso del termine; essa non lo diventerà se non quando i Focei, in fuga dall'Asia Minore, vi trasferiranno la loro patria e i suoi culti, 'fonderanno dei santuari',[6] cioè l'atto essenziale e necessario di ogni fondazione »

http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Alalia
Georges Vallet, François Villard, «Les Phocéens et la fondation de Hyélè», in Velia e i Focei in Occidente, p. 183.

purtroppo però di questo centro non si sono ritrovate ancora strutture, ne per l'epoca più arcaica della fondazione dell'emporio, ne per quella della rifondazione o potenziamento.

a me però interessa soprattutto il fatto che l'atto di fondazione consista essenzialmente nel ricreare nelle varie colonie, l'habitat religioso e sacro della madrepatria. Altrimenti, dice l'autore citato da wikipedia, non si può parlare di una vera e propria fondazione.

la prima colonia greca in Italia fu Naxos, fondata
http://www.mondogreco.net/colonienaxos.htm
è interessante confrontare la situazione di Alaria con quella di Naxos:

L'abitato arcaico
Il primo stanziamento coloniale è circoscritto ai terreni della penisola che circondano la baia. La sua superficie non dovette superare i dieci ettari, come indicano la distribuzione della ceramica più antica e l'ubicazione dell'unica abitazione di fine VIII secolo a.C. sinora scoperta.
Nel corso del VII a.C. la zona abitata si amplia, occupando quella che sarà la superficie della città nel V a.C.. La caratteristica precipua di questo primo impianto è la coesistenza di orientamenti strutturali diversi, forse il risultato della fusione di agglomerati o villaggi distinti e vicini. Contrariamente a quanto avverrà nella successiva sistemazione urbana di età classica, in questa fase rivestono maggiore importanza le strade nord-sud che collegano la costa e l’entroterra. Di questa fase, oltre a talune arterie stradali, sono stati riportati alla luce alcune case e numerosi edifici sacri.
Alla fine del VI sec. a.C. la città viene circondata da mura che resisteranno all'attacco di Ippocrate di Cela (492 a.C.) e rimarranno nel successivo impianto urban


qui si riportano degli interessanti passi sulla fondazione di Massilia:

http://marseilleveyre13.free.fr/lveurop ... azione.htm

purtroppo io non conosco i dettagli archeo che illustrano la vicenda della fondazione di Massalia, ma so ad esempio, che per Sibari, fondata dagli Achei nel VIII sec. a.C. la situazione è piuttosto sfuggente.

spero nei vostri interventi senz'altro più esaustivi
Nessuno
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Re: Le prove archeologiche della fondazione di una colonia g

Postda zilc » 1 maggio 2012, 9:43

Complimenti, perché la domanda potrebbe essere micidiale.

In un primo momento credevo di non poter fare altro che allungare l'elenco ed aggiungere altri dubbi a quelli che esponi.

Poi ho cominciato a farmi un altro genere di domande e ho cominciato a rispondermi per esempio che una città ed un villaggio, in epoche antiche, sono la stessa cosa, un agglomerato urbano.

Cos'è che rende “urbano” un aglomerato di abitazioni? La risposta che mi son dato è disarmante: le sole abitazioni. Queste bastano a testimoniare che le persone vivevano in gruppi numerosi o meno e sopperivano alle varie necessità sempre più specializzandosi ognuno in quel che sapeva fare meglio.
Una comunità richiede ordine e regole, esigenza che può essere ben soddisfatta dalla religione. La condivisione dello stesso luogo e delle stesse credenze aumenta lo spirito di appartenenza di un gruppo. Tutto questo è l'embrione della polis, per quanto possa essere grande; oppure piccola. Un agglomerato del genere può essere chiamato indifferentemente villaggio o città senza che la sua essenza cambi. Ma comunemente si teorizza che una città nasca per mezzo di un rito di fondazione, come se un'unica volontà decidesse la sua nascita.
Credo che le città più antiche non siano frutto di un disegno ma piuttosto del caso e delle condizioni topografiche capaci di soddisfare i bisogni primari delle risorse essenziali, come acqua, difesa, terra da coltivare, insieme alla disponibilità di legname ed altre materie prime.
Una leggenda sulla “fondazione” della città può nascere in seguito ed essere utilmente unificante e contribuire a quel 'racconto comune' che è la Storia molto più della semplice e forse più vera storia dell'unificazione di villaggi derivanti da più famiglie o gruppi tribali. Da qui al ripercorrere le ormai codificate gesta degli antenati ed ecisti, il passo è breve ed in una espansione, migrazione o ver sacrum si seguirà rigorosamente un rito di fondazione codificato e tramandato, così la città potrà derivare da un progetto organico.
Si può immaginare anche che in seguito ad una migrazione si tenda a ricostruire la propria città d'origine.

La pianta detta 'ippodamea' è molto alteriore ad Ippodamo da Mileto ed in Europa arriva dall'oriente, le cui prime testimonianze sono etrusche, come già visto più volte, con i molto notevoli precedenti terramaricoli. Se prendessimo questo elemento come indizio di fondazione greca ci troveremmo in imbarazzo almeno con le datazioni.
A mio giudizio l'indizio più forte che possa indicare la paternità culturale è la tipologia della singola abitazione associata alle tipologie ceramiche. Ogni altra caratteristica può indebolire o rafforzare l'ipotesi, come i racconti degli storici antichi possono essere confermati o smentiti dall'archeologia.

Per esempio se a Velia si trovano abitazioni a megaron confrontabili con quelle più arcaiche di tipo etrusco, ceramiche etrusche precedenti al 530 ac, ed oltretutto Erodoto ci dice che Velia non fu affatto fondata dai focesi, ma fu da loro “presa” (comprarono la cittadinanza? La presero militarmente? Non lo sappiamo), non c'è possibilità di pensare ad una presunta e stranamente condivisa “fondazione focese” di una di città che era già esistente. Focese divenne in seguito.
Era solo un esempio, considerazioni analoghe possono valere per altre città. E abbiamo visto come sia facile travisare un testo antico e in base a questo interpretare i reperti archeologici in maniera manifestamente errata, che tuttavia, inspiegabilmente, viene tramandata fino a divenire una notizia scontata e ovvia, accettata senza controllo.

Una cosa poco nota è che Marsiglia ebbe anche una fase etrusca, la cui notizia mi viene dall'archeologo francese che dirigeva quegli scavi due anni fa', però non mi è ancora capitato di leggere niente in proposito.


Talvolta conosciamo l'abitato e non abbiamo la necropoli. In alcuni casi, viceversa, abbiamo le necropoli e mancano i segni di un abitato che certo doveva esserci.

Eppoi è particolarmente difficile seguire le tracce per esempio pelasgiche di piccoli (relativamente) gruppi di persone che si spostano dall'Attica, dall'Eubea, dal Peloponneso, dalla Tessaglia... I cosiddetti greci non erano affatto un blocco unitario come non lo erano i tirreni, che a volte ci vengono presentati come estranei caduti dal cielo.

Sono molto dubbioso, infine, sul considerare città solo quelle che hanno santuarii e templi al loro interno, perché se da una parte si potrebbe sostenere l'esistenza di uno spazio di culto in ogni abitato e perfino in ogni abitazione di quasi tutte le civiltà, dall'altra parte sarebbe possibile sostenere che Roma sia diventata città solo con la costruzione del tempio di Giove Capitolino, come in effetti qualcuno aveva già fatto. O sono io che estremizzo troppo?

ciao
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"…purtroppo quelli che scavano e non pubblicano i risultati delle loro scoperte, continuano a godere credito e non vengono considerati quello che invece sono, cioè “Criminali Accademici”.
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Re: Le prove archeologiche della fondazione di una colonia g

Postda zilc » 27 luglio 2012, 20:28

Non vorrei che fossi rimasto deluso dalla risposta.

Nessuno ha scritto: a me però interessa soprattutto il fatto che l'atto di fondazione consista essenzialmente nel ricreare nelle varie colonie, l'habitat religioso e sacro della madrepatria. Altrimenti, ... non si può parlare di una vera e propria fondazione.


Non è per nulla detto che si trovino tracce religiose, che possono essere così labili da non poter essersi conservate. Non solo, potrebbero essere condizioni ambientali che andavano lasciate intatte, in quanto sacre. Molti luoghi sacri etruschi erano così.
E in generale non sono neppure daccordo con quest'affermazione.
La religione poi non è l'unica manifestazione culturale, che è data da una somma di diversi fattori.
Tipologia delle abitazioni, distribuzione delle stesse nello spazio, oggettistica, utilizzo del territorio e necropoli mi pare che siano estremamente più connotanti.
In genere si usa la storia, le testimonianze degli antichi, per stabilire una fondazione. Ma questo può condurre ad errori, vuoi per ideologie e vuoi per eccessiva distanza temporale.
La prevalenza dei tipi di ceramiche negli strati più antichi per me è essenziale.
Credo si debba, in mancanza di altre informazioni, usare la stessa metodologia dell'analisi dei relitti, con la differenza che sulla terraferma, anche in caso di un emporio, si avranno ceramiche prodotte con la terra locale che dimostrano la cultura d'origine.
Quel che è fatto sul posto rivela chi l'ha fatto.

ciao
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