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Arte & Architettura antica

La Porta del Sole di Tiahuanaco

Tutto ciò che riguarda l'arte e l'architettura, transculturale e senza tempo

La Porta del Sole di Tiahuanaco

Postda FRANCIS » 24 dicembre 2012, 14:25

Volendo ripercorrere la storia delle civiltà, ormai perdute, verrebbe spontaneo pensare a luoghi come la Mesopotamia (l’odierno Iraq), l’Egitto oppure l’Iran. Sebbene queste culture siano comunque molto antiche (essendosi sviluppate intorno al 4.000 a.C.), dovremmo volgere lo sguardo ad una zona del mondo assai lontana dal vecchio mondo conosciuto: l’America Latina.

In questo continente, infatti, oltre agli Imperi Incas, Maya ed Azteco, vi nacque precedentemente una enigmatica civiltà, risalente a numerosi secoli addietro; l’archeologo Arthur Posnansky, il quale studiò per decenni il luogo, collocò la data della città persino 12.000 anni dalla sua fondazione! Un tempo remotissimo per la memoria dell’uomo.

La terra nella quale si estese questa cultura è l’odierna Bolivia, mentre la località sorge sul versante meridionale del Lago Titicaca. In questo angolo di mondo, difatti, si trova il sito archeologico di Tiahuanaco, un luogo tutt’ora contrassegnato da una decennale controversia tra gli studiosi.

Per quanto riguarda le vestigia, gli esperti condividono l’opinione che i templi e gli edifici siano stati innalzati dalla stessa cultura, sembrerebbe intorno al 1200 a.C. Tuttavia, gli stessi archeologi, sono in disaccordo quando si interrogano sulle origini di questa civiltà.

Osservando i monumenti di questo popolo, si resta sopraffatti dalla maestosità delle costruzioni monolitiche che caratterizzano questo territorio pre-Incas.

La figura più celebre del sito è quella conosciuta come la Porta del Sole. La struttura (un singolare monolite) è stata associata ad un “calendario”, poiché riproduce un anno solare, sebbene il ciclo non corrisponda a quello attuale.

Il calendario contava 290 giorni ed era composto da 12 mesi, ciascuno di 24 giorni. Ad essi si associavano altri 2 giorni al conteggio periodico.

Parte dominante della Porta del Sole è rappresentata dal volto piangente che vi è riprodotto, probabilmente l’immagine di un dio adorato dalla popolazione. Altri ritengono che possa essere la maschera di un sacerdote che introdusse il culto presso la stessa popolazione. Il rito avrebbe avuto la finalità di imporre il dominio su altri popoli conquistati, nella successiva fase di espansione.

Come in altre circostanze, finanche nel sito della Porta del Sole, si sovrappongono studi ed ipotesi differenti, spesso diametralmente in opposizione.

Un autentico rebus è dovuto al fatto che una tale cultura sia riuscita a prosperare in una zona arida ed inospitale, a circa 4.000 metri d’altezza, dove diventa problematico anche poter respirare agevolmente, data la carenza d’ossigeno.

Sorprendenti erano le tecniche di costruzione, ovverosia enormi blocchi scolpiti in forma modulare ad innesto, una tecnica all’avanguardia per quel periodo storico. I blocchi, massicci e compatti, si sono rivelati in seguito resistenti persino ad intemperie e terremoti.

Un ulteriore mistero è inerente al tema della lavorazione, del trasporto e del posizionamento di simili macigni per costruire solidi edifici e monumenti. La cava dei blocchi, infatti, si trovava ad una decina di miglia di distanza dal sito. Gli studi effettuati sinora non provano alcuna tecnica, risalente al mondo antico, in grado di consentire il trasferimento di massi di grandi dimensioni.

Come per altre brillanti civiltà antiche, anche questo popolo scomparve senza apparenti tracce di incursioni o violenti cataclismi.
Si pensa che la decadenza sia dovuta a lotte interne, contrasti o guerre intestine per la successione.

Attualmente rimane ignoto il significato dell'enigmatico monolite.

Francis
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